Mi è semblato di vedele un pappagallo…

Impossibile non pensare alla famosa frase di Titti quando la mattina presto guardando fuori dalla finestra dell’appartamento di Bruxelles ho notato per la prima volta un uccello verde sgargiante su un albero… “No, non può essere un pappagallo…eppure…sarà scappato a qualcuno, vola già via”. L’idea poteva anche starci ma dopo 15 minuti i pappagalli sull’albero erano diventati tre, al che le alternative logiche si erano ridotte a 1) un allevatore di pappagalli ha lasciato le gabbie aperte, 2) sono volatili che qui ci vivono. Vista la mancanza di allevamenti di pappagalli nei paraggi, ho puntato sulla due che si è dimostrata essere l’alternativa curiosa ma vera. Ora, chi già conosce la storia starà già guardando al cielo pensando “ecco l’ennesimo italiano che racconta la storia dei pappagallini di Bruxelles”, ma dato che io qui ci sono arrivato da poco (e da poco ho cominciato a guardar per aria), sta storia la voglio raccontar lo stesso. Quindi mettetevi comodi che adesso scopriamo assieme perché questa città è ricca di pennuti verdi.

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Circa 40 di anni fa, nel 19754-1975, un parco divertimenti con zoo situato alla periferia di Bruxelles (vicino all’Atomium) dovette chiudere e l’allora proprietario del parco decise di mettere in libertà una  cinquantina di esemplari di Parrocchetti dal Collare nella speranza di ravvivare un po’ la città e nella convinzione che si sarebbero adattati perfettament al clima locale, dato che parliamo di un volatile in grado di vivere alle pendici dell’Himalaya (dove caldo sicuramente non fa).

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A quanto pare, la cosa funzionò e in una decina di anni il numero di esemplari salì a 250 ma da allora la crescita e diffusione di questi simpatici (anche se dal verso abbastanza snervante) pennuti è stata esponenziale, sfondando soglia 5000 a metà del primo decennio del 2000 e avvicinandosi pericolosamente alla cifra di 12.000 esemplari, una cifra che chiaramente comporta problemi per gli altri “rappresentanti” della fauna locale.

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Il consiglio distrettuale al momento non ha una chiara soluzione al problema ormai rappresentato dall’invasione di questo animaletto, ma dovrà cominciare a pensare a qualcosa per tutelare le altre specie presenti in città, dato che il parrocchetto è abbastanza aggressivo e “ruba” luoghi di nidificazione ed alberi a tutti gli altri abitanti alati di Bruxelles.

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Una storia curiosa e interessante per una città simbolo di intrecci culturali e incroci di diverso tipo, in continua ricerca di equilibrio per tutelare chi già c’è e chi arriva per scelta propria o perché costretto… La cosa sicura è che ormai questo sgargiante pennuto si è messo comodo e non se ne andrà, ma bisogna anche dire che se il suo compito era quello di ravvivare l’atmosfera della città, ci è perfettamente riuscito!

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