Che sia vaso o che sia scatola, poco cambia… O forse no?

Le lingue del nostro pianeta sono molto diverse, così come ovviamente le sue culture e tradizioni. Ciononostante, esistono storie, leggende ed espressioni che sono riuscite, grazie alla loro universalità e fama, a trasmettersi da una generazione all’altra, da una civiltà dominante alla seguente e di conseguenza da una lingua all’altra, rimanendo alcune volte del tutto inalterate e andando spesso a fornire espressioni e costrutti linguistici comuni nella maggior parte delle lingue.

Molti esempi potrebbero essere forniti ricorrendo alla bibbia e alle sue espressioni, con modi di dire e proverbi entrati a far parte del linguaggio quotidiano di tutto il «mondo occidentale» e oltre. Nonostante questo, l’esempio di cui vorrei parlare in questo post è diverso ed è tratto dal mondo classico e il patrimonio di mitologia e leggende lasciatoci dalla civiltà greca.

Vaso di pandora

Infatti, una delle espressioni che trovo tra le più affascinanti è quella legata al famoso «vaso di Pandora», conosciuto come l’origine di tutti i mali e presentato all’interno di una versione classica della storia delle avventure e disavventure della prima donna dell’umanità, argomento che tra l’altro caratterizza anche il libro della Genesi.

Molte volte l’espressione «scoperchiare/aprire un vaso di Pandora» è utilizzata da politici, imprenditori e conferenzieri più o meno in tutte le lingue (o almeno nelle mie lingue di lavoro) e la cosa che mi ha sempre colpito è molto semplice: perché in italiano parliamo di «vaso» quando nelle altre lingue si parla invece letteralmente di «scatola» o «scrigno»? Perché esiste questa differenza? Cosa ha aperto o scoperchiato «veramente» Pandora?

Erasmo da Rotterdam

Dopo una serie di ricerche su Internet, la risposta che ho trovato a queste domande mi ha lasciato abbastanza sorpreso. A quanto pare, la differenza di contenitore tra italiano e molte altre lingue potrebbe essere semplicemente dovuta a un «errore» di traduzione realizzato nel sedicesimo secolo dall’ormai famosissimo Erasmo da Rotterdam, il teologo, umanista e filosofo olandese che ha dato nome al programma di studio all’estero promosso dall’Unione Europea. Erasmo da Rotterdam era infatti molto attivo nel campo delle traduzioni di opere classiche, soprattutto dal greco al latino, e secondo alcune ricerche fu proprio lui il traduttore che confuse la parola greca «pithos» (riferita a un orcio o contenitore d’argilla utilizzato per contenere il grano) con la parola «pyxis», riferita invece a uno scrigno/scatola.

Alcuni studiosi sostengono che questo errore sarebbe dovuto anche a una sovrapposizione del mito di Pandora con quello narrato in una leggenda diversa, in cui Psiche, altro personaggio della mitologia greca, apre uno scrigno (o per altri un’ampolla) affidatale dalla dea Proserpina. A questa tesi, alcuni studiosi aggiungono anche il fatto che nella versione originale greca del testo in cui si presenta il mito di Pandora («Opere e giorni» di Esiodo, risalente all’ottavo secolo avanti cristo) non si specifica esattamente il tipo di contenitore scoperchiato da Pandora, lasciando così il testo aperto a interpretazioni diverse.

Scrigno di pandora

Scatole, scrigni, vasi… Ci si può chiedere se la cosa sia veramente importante. In fin dei conti, ciò che risulta essere cruciale è il significato delle azioni dei personaggi, nonché le loro conseguenze (e forse anche Erasmo ha seguito proprio questo ragionamento). Fatto sta che è possibile che un piccolissimo errore di traduzione realizzato più di mezzo millennio fa da uno dei personaggi più colti della nostra storia abbia influenzato l’immaginario collettivo e la modalità di espressione di moltissimi paesi, lasciando un’impronta nelle loro lingue. Ottimo spunto di riflessione per ragionare sul significato e sulle ripercussioni che la traduzione e i suoi «errori» possono avere.

Fonti e link:
http://myths.e2bn.org/mythsandlegends/origins562-pandoras-box.html
http://broomcloset.wordpress.com/tag/pandoras-jar/
http://pandoraproject1a.wordpress.com/

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