Esercitarsi Dormendo Forse Non è Fantascienza…

Uno dei grandi problemi di chi studia lingue è che, per quanto divertente e giocoso possa essere (avere la possibilità di studiare leggendo, guadando film o ascoltando la radio è un lusso che pochi studenti hanno), dopo un po’ può diventare stancante e soprattutto non è sempre facile trovare il tempo per farlo, dato che si tratta di un’attività da svolgere nel tempo libero, una risorsa sempre più rara nella società di oggi.

Per questo, da anni esiste il sogno di poter sfruttare per lo studio (in particolare quello delle lingue) le otto ore che ogni giorno dedichiamo (quando possiamo) al dolce far niente, ovvero il periodo di sonno che è così cruciale per il nostro corpo per ricaricare le batterie prima di una nuova giornata.

Purtroppo la scienza ha sempre smontato e smentito tutti i metodi di apprendimento basati sull’ascolto notturno di audiolibri o corsi linguistici, ma alcuni recenti studi sembrano indicare che forse l’idea non è del tutto sbagliata e che la questione sia legata più alla necessità di trovare il metodo giusto per farlo.

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L’ultimo studio al riguardo è stato recentemente pubblicato da Current Biology e analizza la capacità di risposta di alcuni soggetti addormentati a degli stimoli linguistici, rilevando come il loro cervello sia in grado di immagazzinare e processare informazioni anche durante il sonno e notando come durante questo processo si attivino le stesse aree cerebrali utilizzate in fase di veglia. Nello specifico, alle persone coinvolte in questo esperimento è stato chiesto di ascoltare una serie di parole e classificarle in base a due categorie cliccando su un bottone con la mano sinistra o con la mano destra. Dopo un po’, i soggetti hanno ricevuto il permesso di addormentarsi continuando però ad ascoltare le parole da classificare. A quanto pare, nonostante stessero dormendo e non schiacciassero più fisicamente i bottoni, i cervelli dei soggetti continuavano a ricevere ed elaborare le informazioni a cui erano esposti (anche se in maniera leggermente più lenta), attivando le stesse aree cerebrali utilizzate per cliccare i bottoni giusti. Gli autori dello studio hanno collegato questa capacità alla cosiddetta memoria procedurale, la memoria che permette di fare più cose contemporaneamente.

Un altro studio interessante al riguardo è stato realizzato alcuni mesi fa da due università svizzere che hanno dimostrato come l’ascolto notturno in fase non-REM di parole già studiate in una lingua straniera permetta di rafforzare la memoria e rendere più facile la capacità di ricordarle rispetto al semplice studio «giornaliero» (per maggiori informazioni, in fondo a questo post potete trovare tutti i link riguardanti questi studi).

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Di conseguenza, sembra che studiare dormendo sia possibile, anche se parliamo di abilità molto basilari, come ricordare meglio parole già studiate o rafforzare i collegamenti cerebrali correlati a compiti ripetitivi. Capacità molto limitate per chi vuole parlare e conoscere a fondo una lingua, ma molto importanti per un professionista come l’interprete dato che l’abilità di ricordare meglio determinate combinazioni di parole o fare operazioni di routine come la traduzione immediata di un termine è qualcosa di cruciale.

Tutto questo mi porta a riflettere su una tecnica di esercizio che personalmente uso parecchio e che, dal mio punto di vista, può aiutare molto per migliorare la reattività in cabina: la simultanea “astratta”, ovvero una simultanea fatta a mente, senza parlare.

Spesso ricorro a questo esercizio ogni volta che ascolto qualcosa in lingua straniera, anche perché permette di individuare immediatamente i termini più ostici e che possono creare problemi in cabina, dando modo di utilizzare in automatico meccanismi, soluzioni e strategie che possono risultare molto utili sul lavoro. La cosa interessante che ho notato è che una volta abituati a fare questo esercizio è possibile farlo anche da mezzi addormentati, dimostrando così come il cervello funzioni in automatico in alcuni processi della simultanea (qualcosa di ovvio dato che è un’attività che richiede di fare molte cose in contemporanea). Diverse volte infatti mi sono trovato ad ascoltare qualcosa con il mio iPod prima di andare a dormire e, facendo il mio solito esercizio, mi è già capitato di addormentarmi con le cuffie nelle orecchie. Ebbene, ciò che ho notato è che piuttosto che staccare la «traduzione simultanea» in atto, il cervello continua a farla in automatico. Forse in maniera più lenta e analizzando meno il messaggio (quindi concentrandosi meno sul senso generale e semplicemente puntando ad un ascolto-traduzione), ma in ogni caso continua a farlo.

Che questo comporti vantaggi o meno in cabina è tutto da dimostrare, ma sicuramente è una prova ulteriore del fatto che non si smette mai di imparare… Nemmeno quando si dorme!

Per approfondire:
IFL Science – «Your Brain Can Make Decisions During Sleep» http://www.iflscience.com/brain/decision-making-we-can-do-it-our-sleep
Current Biology – «Inducing Task-Relevant Responses to Speech in the Sleeping Brain» http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(14)00994-4
Forbes – How To (Really) Learn A Foreign Language While You Sleep http://www.forbes.com/sites/daviddisalvo/2014/07/28/how-to-really-learn-a-foreign-language-while-you-sleep/
Cerebral Cortex – «Boosting Vocabulary Learning by Verbal Cueing During Sleep» http://cercor.oxfordjournals.org/content/early/2014/06/23/cercor.bhu139

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