All’assalto dello svedese…

Dopo aver raggiunto l’obiettivo dell’accreditamento UE, sono passato a concentrarmi sul secondo grande traguardo che mi piacerebbe tagliare quest’anno: l’aggiunta di un’ulteriore lingua C spendibile a livello europeo. Grazie alla forte base norvegese sulla quale posso contare, ho deciso di puntare sullo svedese, sfruttando così al meglio la vicinanza tra le due lingue e l’interesse che ho sempre avuto per il paese di Pippi…

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La preparazione per raggiungere questo obiettivo è cominciata pochi giorni dopo il superamento dell’esame a Bruxelles e si basa su un «programma d’allenamento» abbastanza intenso, reso possibile dal fatto che (come avvenuto anche negli scorsi anni) il carico di lavoro di queste lunghe e luminose giornate estive si è fortemente ridotto e perciò, in poche parole, ho più tempo libero a disposizione.

Provare ad aggiungere una lingua di lavoro C completamente da autodidatta e pensando solo alla necessità di doverla interpretare è qualcosa di completamente nuovo per me e questo nuovo esercizio mi ha riportato ad apprezzare diverse cose che avevo cominciato a dimenticare con le altre lingue di lavoro.

Innanzitutto, una cosa così basilare come la necessità di abituarsi ad avere dei suoni e una cadenza così diversa rispetto all’italiano nelle orecchie mentre si traduce (e quindi si parla) in italiano. Può sembrare una sciocchezza, ma in realtà essendo solito lavorare con spagnolo, francese e inglese, passare ad una lingua con una cadenza marcatamente diversa da quella italiana richiede un po’ di tempo d’adattamento per non farsi distrarre dalla sovrapposizione dei diversi suoni e far sì che il cervello «isoli» in maniera adeguata i vari segnali in entrata ed uscita. Non che sia qualcosa di facile o difficile: è solo un fattore che avevo dimenticato e che sono tornato ad apprezzare in questi giorni.

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La seconda difficoltà che ho notato è la letargica velocità di reazione-traduzione (svedese -> italiano) su determinate parole o espressioni, problema che inizialmente si cerca di risolvere generalizzando o cercando di riportare il concetto generale, tecnica che però spesso comporta una perdita di precisione e di energie: infatti è molto più semplice (o efficiente) interpretare «senza pensare», o meglio sfruttando rapidamente soluzioni pronte e testate che funzionano sempre (ecco perché l’esperienza fa la differenza in questo settore) dato che questi automatismi permettono di risparmiare risorse mentali che poi possono essere utilizzate per fare attenzione ad altre cose (intonazione, ragionamento generale, dettagli, cifre, sfumature, ecc.) o per tenersi sempre pronti ad affrontare eventuali ostacoli o difficoltà. Inoltre, la familiarità con certe formule e costrutti aiuta a rimanere tranquilli e rilassarsi, riducendo la quantità di energia dedicata esclusivamente all’ascolto ed eliminando molto stress.

Poi c’è il solito problema delle parole sconosciute, ma quello è normalissimo con una nuova lingua, anche su parole banali o comuni: frustante, faticoso e demoralizzante quando scopri che la parola che ti ha messo in incredibile difficoltà significa semplicemente «scopa», ma pur sempre comprensibile quando si lavora su una lingua da autodidatta e senza concentrarsi su un settore specifico.

In ogni caso, per cominciare a risolvere tutti questi problemucci, ho deciso di puntare su una preparazione basata su moltissime ore di ascolto di materiale in svedese (4-5 ore al giorno, cominciando dalla radiosveglia al mattino sintonizzata su P3 svedese e chiudendo con il TG serale della SVT) accompagnate da esercizi di lettura (romanzi e quotidiani), traduzione a vista (quotidiani) e interpretazioni su testi relativamente facili (ricorrendo allo speech repository e YouTube).

Göteborg

Oltre a questo, non poteva mancare anche un libro di grammatica. Una cosa che apprezzo molto del libro che ho trovato è la sua «doppia natura» cartacea e digitale che permette di leggerlo e ascoltarlo contemporaneamente, trasformandolo in un ottimo strumento per capire e assimilare al meglio la pronuncia. Inoltre, agli esercizi sul libro si aggiungono molti esercizi on-line che aiutano a comprendere veramente bene tutti i concetti presentati.

Insomma: i primi passi per aggiungere questa lingua ho cominciato a farli e mi sto anche divertendo. Ora bisogna solo insistere con caparbietà e costanza!

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