Fight or flight: istinti primordiali in cabina

L’essere umano è un animale. Per quanto cerchiamo di nasconderci dietro la nostra razionalità, cultura, capacità linguistica, pollice opponibile, posizione eretta o qualsiasi altra cosa, l’essenza della nostra natura riesce sempre a farsi notare in un modo o nell’altro.

Gli istinti primordiali ci accompagnano in ogni episodio delle nostre vite, durante ogni minuto delle nostre giornate, perfino quando non ce ne rendiamo conto. Molte volte si tratta di risposte immediate e repentine ed è proprio questa loro rapidità e il fatto che non hanno il tempo di essere elaborate dalla corteccia cerebrale che ci ha permesso di sopravvivere nel corso dei millenni.

fight or flight

Uno dei meccanismi di risposta innati più antichi e automatici sviluppato dalle specie animali è quello di «attacco o fuga», un dispositivo che in caso di minaccia o pericolo permette di preparare il corpo alle uniche azioni in grado di garantire la sopravvivenza dell’individuo: fuggire o combattere. Per farlo, l’ipotalamo attiva una serie di reazioni nervose e chimiche pensate per rendere il corpo una macchina pronta a lottare con il coltello fra i denti o scappare a gambe levate: aumento del ritmo respiratorio, concentrazione del sangue in braccia e gambe, dilatazione delle pupille, aumento del livello di glucosio nel sangue, aumento dell’attenzione nei confronti dell’ambiente che ci circonda, blocco di sistemi non essenziali (sistema digestivo o immunitario) per lasciare più energia al resto del corpo, eccetera.

Squirrel fight or flight

In passato, tutto questo era qualcosa di positivo, dato che per i nostri antenati poteva significare la differenza tra la vita e la morte, soprattutto quando cercavano di fuggire o di attaccare un predatore che voleva averli per cena. Oggigiorno invece tutti questi fattori non sono altro che sintomi di stress, compagno di lavoro di moltissimi professionisti e studenti, oltre che l’orso feroce e alcune volte spietato che insegue ogni interprete durante i suoi turni in cabina (vedi immagine sotto).

Insomma: perfino nella spartana, isolata e chiusa cabina del 21° secolo, i corpi degli interpreti sono pronti a reagire alle difficoltà o alle minacce (ostacoli) esattamente come i nostri antenati facevano nella savana migliaia di anni fa. Per quanto irrazionale sia, questo è quello che accade e non è possibile scamparvi. Ciononostante, è possibile contenere i danni.

L’istinto attacco o fuga infatti può anche comportare una serie di vantaggi in cabina (maggiore attenzione, spiccata reattività mentale, aumento dell’attività cerebrale) e quindi non rappresenta solamente una fonte di stress. Basta solo non lasciarsi prendere dal panico e mettersi in testa che la strategia migliore per affrontare le difficoltà in cabina è quella di fuggire (e questa rimarrà sempre la frase che meglio ricorderò tra tutte le massime sentite a Trieste durante i miei studi).

fight-or-flight-response

Ora, non fraintendetemi, con questo non intendo suggerire di spegnere il microfono o di passare una carta di caramella vicino al microfono per fingere un problema al sistema audio nel caso non si sia capita una parola o si abbiano difficoltà nella traduzione di frasi o concetti (leggende urbane narrano dell’esistenza di interpreti pronti a fare anche questo).

Significa semplicemente non complicarsi eccessivamente la vita per risolvere inutili difficoltà e puntare sempre ad essere economici ed efficienti nella propria traduzione e comunicazione con l’obiettivo di risparmiare il maggior numero di energie possibili e far sì che il nostro cervello non si senti mai assediato o sotto attacco, in maniera tale che lo stress legato all’attivazione del sistema «attacco o fuga» non vada ad aggiungersi allo stress già accumulato fino a quel momento. Come farlo? L’unico modo per riuscirci è dedicare moltissima attenzione all’ascolto e selezionare con grandissima cura ciò che vale la pena tradurre, lasciando perdere ogni informazione superflua, oltre che affidarsi agli automatismi acquisiti con la pratica e alle soluzioni più economiche, veloci e linguisticamente efficienti a propria disposizione.

Insomma, «tranquillizzare» il corpo lavorando sempre in riserva e utilizzando al meglio le risorse per essere pronti a reagire, senza combattere inutilmente i feroci orsi presenti nel discorso dell’oratore che in ogni caso finiranno sempre con il divorarci o con il lasciarci con pochissime energie per terminare il nostro turno.

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