Paese che vai, stile di trattativa che trovi…

L’interpretazione di trattativa (anche detta liaison interpreting in inglese) è un’attività molto diversa dall’interpretazione simultanea o consecutiva, nonostante sia pur sempre una modalità di “traduzione orale”. A dirla tutta, “la trattativa” non è la mia modalità di interpretazione preferita, ma ciò non toglie che probabilmente sia la più comune e diffusa forma di traduzione orale esistente dato che non richiede strutture o attrezzature particolari e prevede semplicemente la presenza di due persone o parti parlanti lingue diverse e un terza persona (l’interprete) incaricata della mediazione linguistica e culturale tra le due.

Interpreter-services-spanish-french

Il tipico processo comunicativo di un’interpretazione di trattativa prevede un numero ristretto di interlocutori a stretto contatto tra loro, una situazione che crea una certa intimità nella comunicazione e rende il tutto qualcosa di completamente diverso rispetto a un’interpretazione simultanea o consecutiva. Non essendoci una cabina, l’interprete tende a sentirsi meno isolato e “protetto” dai partecipanti all’incontro (con un audio a volte peggiore dato che non si usano cuffie e microfoni); le parti da tradurre sono sempre abbastanza brevi e in stile botta e risposta piuttosto che lunghi discorsi o argomentazioni logiche da appuntare con il classico stile da consecutiva (qualcosa che può piacere o meno); la gestualità e il linguaggio del corpo dell’interprete assumono maggior rilevanza e diventano un elemento da curare con grande attenzione; la relazione con i partecipanti è molto diretta e permette di avere un riscontro immediato per assicurarsi che il messaggio sia passato in maniera chiara, dando anche la possibilità di chiedere chiarimenti nel caso sia necessario.

Inoltre, un elemento importante da valutare e conoscere in trattativa è rappresentato dalle diverse aspettative che popoli e culture differenti possono avere riguardo il processo di trattativa stesso, ovvero come credono che la discussione debba svolgersi e che tipo di norme è necessario seguire per partecipare alla discussione. Recentemente, lavorando come interprete in un paio di trattative, ho avuto modo di ragionare proprio su questo, notando come in alcuni casi fosse necessario spiegare esplicitamente ad alcuni clienti come determinate richieste o atteggiamenti della parte “avversaria” fossero legati solo al fatto che nel paese delle persone con cui stavano interagendo era, per così dire, “normale fare così”.

Dopo un paio di ricerche su internet ho trovato alcuni diagrammi che credo riassumano in maniera interessante alcune delle norme culturali alla base dello “stile di discussione” di diverse culture. Questi diagrammi sono stati elaborati dal linguista britannico Richard D. Lewis e cercano di descrivere le norme culturali-linguistiche che governano i processi comunicativi di diverse lingue e culture, valutando il modo in cui esse affrontano i problemi, reagiscono agli ostacoli (in grigio) e adottano “strategie” particolari per superare le difficoltà. I grafici inoltre illustrano anche il livello di “discorsività” delle diverse lingue durante una discussione, ricorrendo a figure più larghe per descrivere una discussione più ampia e a figure più strette per indicare una discussione più mirata.

Tutti i grafici sono tratti dal libro di Richard D. Lewis, When Cultures Collide.

Grafico flussi 1

I diagrammi sono di facile comprensione e tramite la propria analisi Lewis sottolinea alcuni aspetti interessanti. Ad esempio, secondo lui britannici e americani tenderebbero solitamente ad evitare gli scontri in maniera educata e informale, utilizzando battute o un po’ di sano umorismo, mentre i francesi tenderebbero invece a impegnarsi in dibattiti logici e ben argomentati.

Grafico flussi 2

Grafico flussi 3

Anche i tedeschi baserebbero le proprie argomentazioni sulla logica, ma fornendo molte prove e dati in grado di corroborare le proprie tesi, portandoli così a illustrare le proprie posizioni e opinioni in maniera molto elaborata. Spagnoli e italiani invece sarebbero caratterizzati da un atteggiamento diverso nei confronti della propria lingua, considerandola più uno strumento d’eloquio rispetto ad un semplice mezzo e utilizzandola quindi in tutta la sua gamma espressiva per sottolineare al massimo le proprie emozioni e sentimenti. Gli abitanti del nord europa invece ricorrerebbero a uno stile diverso e, secondo Lewis, tenderebbero a stabilire posizioni ben definite e chiare prima di impegnarsi in conversazioni e discussioni. Nello specifico, gli svedesi sarebbero quelli più inclini a realizzare lunghe e ampie discussioni, mentre i finlandesi e (in misura minore) i norvegesi sembrerebbero preferire una maggior concisione.

Idee particolari e interessanti che possono risultare utili per non lasciarsi spiazzare da uno stile di trattativa e discussione diverso dal proprio e riassumibili con l’espressione “paese che vai, stile di discussione che trovi”.

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