Le mie 5 fasi di cabina muta all’UE…

Dopo aver superato la prima fase del test d’accreditamento freelance presso le istituzioni (e prima di aver sbagliato la seconda, grrr), mi era stato consigliato di presentare richiesta per partecipare a due settimane di cabina muta a Bruxelles con l’obiettivo di rodarmi e perfezionare la mia tecnica d’interpretazione.

Dato che mi ero attivato immediatamente, queste due settimane di intenso esercizio (chiamiamole così) sono state organizzate abbastanza rapidamente, programmandole per metà-fine gennaio (ovvero adesso). Da ormai una settimana quindi sono a Bruxelles che «salto» da una riunione all’altra per cercare di capire come funziona il mondo dell’UE…e soprattutto quello delle sue (spaziali) cabine!

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Senza entrare nei dettagli, ho pensato di fare un riassunto di questa settimana con un post che vuole descrivere le 5 fasi di questo processo che (lentamente) mi sta portando ad ambientarmi a questa realtà.

NB: «fase» è una dicitura generale per identificare una serie di «sfide» che ho notato. Non parliamo di un processo ordinato e cronologico, ma piuttosto di un’ondata di diverse cose…

Fase 1: «Dove sono e cosa state dicendo?»

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Direi che questa fase copre tranquillamente tutti i primi 3 giorni. Abituarsi agli spazi (immensi) delle strutture UE nonché alle varie routine, richiede tempo. Mi riferisco anche alle semplici questioni logistiche e tecnologiche, come capire dove andare, superare i controlli di sicurezza, chiedere allo chef d’équipe della riunione se puoi stare in cabina a fare esercizio, abituarti alle console programmandole per le varie lingue, dove mangiare (e cosa evitare in mensa)… Insomma, tutte quelle piccole cose che si notano al primo giorno d’ufficio e poi si cominciano a fare in automatico.

Poi c’è lo spaesamento concettuale legato alle riunioni a cui si partecipa, ovvero capire come sono organizzate, chi è chi e chi fa cosa, come/dove si siedono le delegazioni, come si struttura il dibattito, dove si possono trovare i documenti utili per seguire gli incontri, come e quando usare determinati termini… In questo caso, parliamo di conoscenze relativamente facili da acquisire (soprattutto quando resti in cabina dalle 10 alle 18) ma che richiedono un minimo di tempo per essere elaborate e interiorizzate.

Elemento tipico di questa fase (per l’interprete in cabina muta) è il ricorrente pensiero «di cosa diavolo stanno parlando?». Tutto sembra fumoso, astratto, sfuggevole e completamente inutile. Di conseguenza, se si «attaccano» gli interventi con le classiche strategie accademiche, si finisce sempre per fare un controsenso o lasciare buchi enormi. Dato che non ci si rende conto di cosa è importante o meno, si dimenticano parti cruciali, o magari nel ragionare sul riferimento specifico appena fatto, ci si perde e ci si «incarta».

Ed è qui che entra in scena il tutor, il Virgilio della situazione che durante le settimane di cabina muta segue e indica all’allievo la retta via da seguire. Nel mio caso il tutor non è uno solo, ma diversi interpreti-funzionari che hanno accettato di seguire un imberbe e disperato giovane (leggasi io) portandolo alle riunioni in cui lavorano e cercando (tra un turno e l’altro) di dargli due dritte. Senza far nomi e cognomi, posso assicurare che i tutor sono tutti molto disponibili e molto competenti, in grado in pochi minuti di trovare i principali problemi della persona che gli è stata affidata. Il problema è che i consigli che danno sono così tanti che anche in questo caso all’inizio non si sa veramente dove sbattere la testa…il che porta alla fase 2.

Fase 2: «Orco, son negato!»

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Fase caratterizzata dalla frase «eppure ho fatto testi peggiori di questi!». Il fatto è che la scuola d’interpretazione sicuramente trasmette e insegna capacità basilari giuste per fare l’interprete, ma mai dimenticare che sono solo delle fondamenta sulle quali bisogna lavorare e «cambiare il tiro» in base alla situazione di lavoro in cui ci si trova.

Il lavoro alle istituzioni richiede strategie che per testi più «discorsivi» possono essere considerate meno importanti. Qui, bisogna ridurre il décalage (tempotra quello che hai sentito e la sua traduzione) per permettere un dibattito più fluido e senza «code»; bisogna fare grandissima attenzione a cosa si taglia (perché ogni virgola, aggettivo o parentesi è importante); bisogna semplificare le frasi senza usare soluzioni contorte che ti fanno solo sprecare energie (soprattutto pensando che dovrai lavorare tutto il giorno); bisogna andare sempre «in riserva» concentrando la maggior parte dell’attenzione all’ascolto, in maniera tale da non perdere neanche un respiro; e infine bisogna lavorare bene sul tono e sull’intonazione della voce, sfruttandolo per trasmettere istantaneamente cose che altrimenti costano parole o secondi preziosi.

Insomma: l’obiettivo è quello di fare un lavoro chirurgico, preciso e pulito, senza alti né bassi. Far sì che il delegato italiano torni a casa con il dubbio di aver ascoltato gli interpreti tutto il giorno, perché allora vuol dire che è riuscito a seguire l’intera riunione senza perdersi.

Fase 3: «Uso quella parola, quell’altra o quell’altra ancora…ohi, son passate due frasi!»

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I tutor sono persone fantastiche (come detto prima). Ciò non significa però che averli sempre vicini sia facile. In breve: l’ansia inizialmente è simile a quella degli esami (ma dura per ore invece che per minuti). Su ogni parola che sai di dover sapere ma che non usi da anni e quindi non hai sulla punta della lingua, cominci a dubitare, bloccarti, balbettare…facendo la figura del pirla. Improvvisamente anche le cose più semplici diventano ostiche: le dici, ma subito ti vengono proposte soluzioni migliori (cosa che ti riporta alla fase 2) e quindi il tuo cervello comincia a dubitare di sé ogni due secondi, cosa non ottimale in cabina dato che se non parli, non fai niente. Per fortuna, pranzando e gironzolando con i tutor (cosa che ti fa capire che sono esseri umani anche loro), questo timore reverenziale scompare e alla fine cominci a scioglierti…

Fase 4: «Reagisci e tira fuori le p***e!»

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Dopo un paio di giorni in cui ci si sente sballottolati qui e lì, arriva il momento di reagire. Il pensiero è: «basta, se sono qui ci sarà un motivo!». Massima attenzione, massima concentrazione, decine di fogli di appunti e via, dentro alla riunione, isolandosi dal mondo. Finalmente si ingrana, finalmente le cose cominciano a girare…e poi ecco che il delegato danese/polacco/svedese/francese (o di qualsiasi altro paese) inizia a parlare alla velocità della luce e con un tono di voce simile al lettore vocale di Windows. In due minuti si torna sull’orlo della depressione, ma la cosa (dopo i primi giorni) passa in fretta e quando la discussione riprende, si torna ad essere in controllo.

Fase 5: «O c***o, comincio seriamente a capire (e dire bene) qualcosa!»

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Fase che ho avuto modo di sperimentare solo negli ultimi due giorni. Dopo batoste, consigli, cambi di strategia, reset vari (del cervello), attacchi di rabbia e demoralizzazione…una luce in fondo al tunnel!

Le cose fumose e astratte di cui si parla in riunione, iniziano a essere concrete e chiare. Gli acronimi e le sigle, iniziano a essere enti e istituzioni con un compito e una sede. I pezzi del puzzle cominciano a combinarsi e l’immagine risultante magari è noiosissima e piatta, ma almeno ha senso! Le espressioni ti suonano, le parole cominciano a venir da sole senza doverle andare a riprendere in un cassetto della memoria ormai impolverato, il ritmo degli oratori sembra sempre adeguato e mai troppo veloce. Ed è lì che torni a divertirti e renderti conto che, in fin dei conti, ti piace quello che fai…ed è anche interessante!

Queste in generale le considerazioni di questa prima settimana.

Molte cose notate, molte cose imparate e tanta confusione in testa, ma vedere che con il tempo si ingrana, è bello. Suona sciocco, ma è così.

Chiudo semplicemente dicendo che le cinque fasi descritte posso essere vissute anche nell’arco di 10 minuti e forse è proprio questo che rende l’esperienza così divertente. Un viaggio sulle montagne russe che al momento non stufa mai.

Adesso speriamo solo che durante la prossima settimana si continui in crescendo…

PS: le immagini di questo post sono tratte dal Tumblr “When you study interpreting” (http://whenyoustudyintepreting.tumblr.com/). Visitatelo perché merita…

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