Lingue facili, lingue difficili…

Nel girone dantesco dei linguisti di professione, la legge del contrappasso prevede una punizione abbastanza particolare: durante i periodi di poco lavoro o di vacanza, i dannati di questo girone soffrono per il desiderio crescente di voler apprendere una nuova lingua, possibilmente una che sia completamente diversa da quelle già conosciute.

In pratica, la malefica voce presente nelle teste di queste povere anime sussurra loro consigli del tipo: «Sai già inglese e francese. Provare a imparare lo spagnolo sarebbe banale, prova con il serbo», oppure «Conosci il tedesco? Mmm, io aggiungerei lo Swahili».

Finnish

Per fortuna, il buon senso la maggior parte delle volte riesce ad averla vinta e ci si rende conto che aggiungere una lingua più vicina a quelle che già si conoscono è sicuramente un obiettivo più realistico.

Esempio pratico: da ormai un po’ di tempo ho capito che è oggettivamente più produttivo lavorare su lingue come svedese (molto vicina al norvegese) o tedesco (con cui ho un rapporto molto particolare, ma di cui ho almeno un’infarinatura generale) piuttosto che provare ad aggiungere una lingua esotica come il turco.

Ciononostante, ammetto di aver già vissuto diversi momenti di noia e di pazzia durante i quali ho acquistato manuali di arabo, turco, russo, serbo, finlandese o ungherese. Non tanto per mettermi a studiarle seriamente, quanto piuttosto per acquisire almeno qualche concetto o regola generale.

In ogni caso, una delle domande che si ricevono più spesso quando si lavora come interpreti o traduttori è «ma è difficile imparare la lingua x?».

Thanks

Purtroppo, la risposta a questa domanda non è così immediata, dato che dipende da diversi fattori: capacità d’apprendimento del singolo, tempo a disposizione, voglia di applicarsi, «amore» per la lingua che si vuole imparare, principali cause alla base di questo desiderio, cosa si intende con «imparare» (capire, scrivere, parlare al bar, partecipare a un dibattito politico, ecc.), madrelingua di partenza…

Morale: è praticamente impossibile dire con precisione se una lingua è facile o difficile da imparare. Allo stesso tempo però è possibile fornire alcuni orientamenti generali.

Per esempio, l’immagine che trovate qui sotto riporta alcune lingue elencate per grado di difficoltà, considerando come «studente di partenza» una persona madrelingua inglese. Più che dividere le lingue per difficoltà, questo elenco le divide in termini di tempo richiesto per raggiungere un buon livello di comprensione e capacità d’espressione (che possiamo considerare un modo per valutare il grado di difficoltà di una lingua, nonostante sia insufficiente e approssimativo).

List_Languages

Dando un’occhiata all’elenco, si va dai 6 mesi (più o meno) di lingue «comuni» (spagnolo, svedese, italiano, afrikaans), ai 10-11 mesi di lingue un po’ più toste (russo, serbo, greco, tailandese), ai 18-19 mesi di lingue completamente diverse dalla nostra (arabo, giapponese, cinese, coreano). Per rendere il tutto ancora più chiaro in termini temporali, l’elenco riporta le ore effettive di lezione/esposizione alla lingua in questione.

Per concludere, se state valutando che lingua sarebbe bello imparare, il grafico riportato sopra forse riuscirà a darvi una mano, ma in fin dei conti il consiglio migliore che si può dare (e ricevere) è sempre quello di scegliere «con il cuore», dato che solo amare una lingua permette di garantire veramente l’impegno costante necessario per impararla seriamente.

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