Giornate d’autunno, giornate da libro…

Visto l’improvviso arrivo della stagione autunnale e di quelle sue tipiche giornate nebbiose e piovose che ti fanno passar l’estro di far qualsiasi cosa, ho cominciato a cercare qualche nuovo libro da leggere.

L’impresa può sembrar banale, ma il fatto che i miei gusti di lettura siano abbastanza particolari è uno di quei dettagli che complica abbastanza questa semplice avventura.

Intanto, da buon «traduttore», odio leggere traduzioni. Quindi da ormai diversi anni, o leggo in lingua originale o lascio perdere. Confesso, cenere sul capo, che ultimamente la maggior parte delle volte ho lasciato perdere.

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In realtà, durante gli anni di università, dato che gli impegni di lavoro erano meno pressanti, riuscivo a leggere un libro in lingua diversa ogni due settimane. L’idea (o meglio, la scusa) era anche che leggendo in lingua straniera, univo l’utile al dilettevole, approfondendo le mie conoscenze linguistiche mentre sprofondavo nei successi di Dan Brown, Jo Nesbø, Stieg Larsson o Carlos Ruiz Zafón.

Adesso, pensare di farlo sarebbe pazzia, innanzitutto per la mancanza di tempo (ricorrente scusa con la quale cerco di giustificare un numero crescente di cose) e in secondo luogo perché un po’ alla volta sono passato dal mondo della parola stampata dei libri a quello della parola pronunciata delle serie TV e dei film (dopotutto in cabina si ascolta, non si legge). Naturalmente, la scusa dello «studio mentre ascolto qualcosa in lingua straniera» è ancora valida…

Comunque, sorvolando questo, dato che di solito preferisco impegnarmi in letture leggere, i gialli stile scandinavo sono stati dei fidati compagni durante alcuni pomeriggi vuoti in cui obiettivamente avevo bisogno di staccare dal mondo. Con il tempo però, anche quelli hanno cominciato ad annoiarmi e quindi era già da un po’ che ero alla ricerca di qualcosa di interessante e divertente da leggere. E tanto per cambiare lo volevo pure in italiano.

Per fortuna, la televisione mi è venuta in soccorso.

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Sicuramente gli abbonati di Sky avranno visto passare un paio di volte la pubblicità di una nuova produzione in arrivo sui canali cinema: «I delitti del BarLume». Quando l’ha vista mia madre, è partito immediatamente il classico «Noooooooo, non dirmi che fanno la serie di quei libri?! Devo vederla!». La cosa, lì per lì, mi ha incuriosito poco, anche perché avevo altro da fare.

Qualche giorno dopo però  ho «intercettato» uno speciale sulla serie, realizzato (in maniera abbastanza originale) come incontro al bar tra attore principale della serie e autore dei libri su cui è basata la produzione.

La curiosità ha preso il sopravvento ed è quindi a metà speciale che ho deciso di chiedere alla mia bibliotecaria di fiducia (leggisi “mamma”) di rispolverare dai suoi «archivi» i libri in questione. In una sera, il primo era andato. Nei giorni successivi, anche gli altri.

L’autore di questi libri è Marco Malvaldi, chimico-romanziere originario di Pisa. In totale, i libri di questa serie sono quattro («La briscola in cinque», «Il gioco delle tre carte», «Il re dei giochi», «La carta più alta») e si possono classificare come dei gialli-comici. Nella serie seguiamo le «gesta investigative» di alcuni personaggi dell’abitato di Pineta, paese del litorale toscano, in particolare quelle del proprietario e dei principali frequentatori del BarLume, ovvero Massimo (il «barrista»), i quattro arzilli vecchietti Aldo, Ampelio Gino e Pilade, e Tiziana (la banconista).

I libri non richiedono al lettore di aver già letto in precedenza quelli precedenti per seguire la trama o per conoscere i personaggi, dato che Malvaldi riesce sempre a descriverli e presentarli in poche righe o tramite i loro discorsi.

Oltre al classico omicidio da risolvere, caratterizzato da trame più o meno complicate, i libri si contraddistinguono per uno stile di scrittura semplice e diretto, nonché per un racconto sempre vivace e frizzante che combina la narrazione della risoluzione del caso a quella della classica vita da bar e di paese, tra pettegolezzi, partite di biliardo e sfide a carte. Oltre alla simpatia e personalità dei vari personaggi, la vera chiave di successo della serie risiede nell’uso da parte dell’autore di tutti i modi di dire (e di ragionare) del dialetto toscano, andando così a colpire il lettore direttamente al cuore e riuscendo sempre a strappargli una risata o almeno un sorriso.

Potrei scrivere molto di più, ma sinceramente preferisco restare sul vago per stimolare la vostra curiosità e costringervi a leggere almeno uno di questi libri, dato che ne vale veramente la pena e non richiedono molto tempo.

Guardando fuori dalla finestra, è sicuramente la giornata perfetta per farlo…

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