Kindness is magic: se solo tutti fossero come Derek!

In passato ho già pubblicato un post per consigliare una serie televisiva britannica e anche questa volta vorrei parlarvi di una serie trasmessa a inizio anno in Regno Unito e ora «in onda» su Netflix, la piattaforma di streaming on-line diffusa in tutto il mondo tranne che in Italia (ovviamente).

Derek

La serie in questione è Derek, prodotto della mente di Ricky Gervais, comico e regista britannico famoso in America soprattutto per le irriverenti battute e i monologhi di presentazione dei Golden Globe Awards del 2010-2012 (riporto un video per cercare di farvi capire chi è questo personaggio). Oltre che per i suoi stand-up e diverse serie di successo, Gervais è conosciuto soprattutto per The Office, serie nata nel Regno Unito e poi esportata a livello globale con adattamenti e remake in molti paesi, ed Extras, altra serie molto divertente che segue la vita e la carriera di un attore di mezza età che vuole smettere di avere solo ruoli da comparsa e cominciare a ottenere qualche lavoro da attore serio.

Chi conosce il personaggio capirà che quando ho sentito parlare di una nuova serie di Gervais, mi aspettavo qualcosa di divertente e da piegarsi in due dal ridere, dato che il comico britannico è famoso per scherzare e fare battute su qualsiasi cosa, senza considerare quanto irriverente o  politically incorrect possa essere l’argomento.

Alla fine mi sono sbagliato: la serie è divertente, ma va ben oltre questo.

Definirla una commedia sarebbe sbagliato. La serie utilizza la tecnica del mockumentary (già utilizzata da Gervais in The Office) per creare una specie di falso documentario girato in una residenza assistenziale inglese (nursing home) che segue la vita di Derek (Ricky Gervais), uno degli assistenti della residenza. Accanto a Derek troviamo tutti gli altri personaggi principali della serie: Hannah (Kerry Godliman), la responsabile del centro; Douglas (Karl Pilkington), il tuttofare della residenza; Kev (David Earl), disoccupato molto volgare e amico di Dougie e Derek; nonché tutti gli anziani che vivono nella residenza. Fin qui tutto ok, il setting è molto particolare ma la serie sembra essere abbastanza semplice, quindi perché consigliarla? Beh, non è facile spiegarlo ma proviamoci (comincio inserendo il trailer della serie)…

La particolarità della serie è legata a come i personaggi sono stati «costruiti», soprattutto Derek. Fin dall’inizio vi renderete conto che c’è qualcosa di particolare in lui. Parla in modo strano, si muove in modo strano, ha un aspetto particolare… Tutto questo ha fatto sì che per settimane dopo la trasmissione dell’episodio pilota del programma alcuni telespettatori abbiano cominciato a sostenere che il personaggio di Derek fosse un insulto a persone disabili o autistiche. Molti dicevano che, secondo loro, Derek era autistico e che il modo in cui Gervais lo interpretava fosse una presa in giro di persone con questa condizione. Riguardo a questo Gervais è stato molto chiaro: Derek non è autistico, ma è un personaggio costruito appositamente per rafforzare il contrasto tra questo suo aspetto esteriore particolare e tutte le sue eccezionali qualità personali, ovvero la gentilezza, l’onestà, l’altruismo e la voglia di aiutare gli altri. La questione dell’autismo di Derek è risolta perfino in un episodio della serie stessa con uno scambio che spiega tutto in termini molto semplici:

Vero o meno, il risultato finale funziona: il contrasto tra la sua semplicità (alcune volte vicina all’ingenuità) e la sua onestà e voglia di fare del bene è sorprendente e lascia veramente senza parole. Nessuno ride di Derek, tutti ridono con Derek.

Attorno a lui, si «installano» vari altri personaggi: l’incredibilmente altruista Hannah, il brontolone Dougie e il volgarissimo Kev, tutti caratterizzati da una grande e contagiosa ammirazione per Derek e la sua gentilezza. Un altro elemento comune a tutti i personaggi è l’amore per la residenza in cui lavorano e per i suoi ospiti, creando così una vera e propria grande famiglia con tutti i sentimenti annessi e connessi ad essa.

Come detto prima, la serie non è «comica», ma piuttosto la narrazione di una storia caratterizzata da momenti divertenti, toccanti, commoventi, esilaranti, demenziali, profondi ed emozionanti. Un giro su un ottovolante di sentimenti che vi lascerà in lacrime per la commozione e per le battute. Il tutto in un ambiente fuori dal comune e con dei personaggi fuori dal comune.

Chiudo riportandovi la recensione della serie del New York Times, sicuramente più completa della mia e che dovrebbe permettervi di scoprire qualcosa di più su Derek: http://tv.nytimes.com/2013/09/12/arts/television/derek-stars-ricky-gervais-as-a-nursing-home-volunteer.html.

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