Quando l’interprete non è in sala…ma in quella vicina!

Termina una settimana particolare, cominciata in maniera tranquilla e leggermente rivoluzionata da un incarico improvviso (ovvero accettato all’ultimo e con limitato tempo di preparazione) per un intervento previsto in un luogo storico, molto scenografico e particolare. L’intervento in questione riguardava un’interpretazione italiano-inglese per il 10° anniversario di CREATE-NET, centro di ricerca nel settore dell’ICT e delle tecnologie della telecomunicazione di Trento.

Il luogo scelto per ospitare i festeggiamenti di questo storico 10° compleanno è stato il Castello del Buonconsiglio di Trento, nello specifico la Sala Grande del castello. Chi conosce l’edificio sicuramente può immaginare che installare una cabina di simultanea in un palazzo antico e caratterizzato da scale, spazi ristretti e minima possibilità di modificare il setting della sala rappresenta una grande sfida per gli esperti del settore, ma con un po’ di creatività e ottime attrezzature di solito i tecnici riescono sempre a farcela (complimenti a loro, in questo caso si trattava dei ragazzi della 3P di Bolzano).

Sala grande buonconsiglio

Alla fine, la soluzione scelta dagli impiantisti è stata quella di installare la cabina nella sala adiacente alla Sala Grande, ovvero la cosiddetta Sala degli Specchi, inserendo in cabina un monitor collegato a una telecamera puntata sul tavolo di riunione e uno schermo collegato in remoto al computer che proiettava le slides delle presentazioni. Per me la situazione era del tutto nuova, ma da quanto mi hanno detto questo tipo di «teleconferenza a distanza ridotta» è abbastanza diffuso.

Questa scelta ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: essendo “soli” in una sala a parte si riesce a stare più tranquilli e da un certo punto di vista a lavorare quasi meglio (esempio banale, è possibile tenere la porta della cabina leggermente aperta e riuscire così a ventilare meglio l’ambiente di lavoro), allo stesso tempo però non è sempre possibile capire bene cosa stia accadendo in sala o quanta gente stia ascoltando quello che state dicendo. Inoltre la possibilità di avere un feedback “diretto” dal pubblico scompare: nessun “sì” con la testa o nessun sorriso alla battuta tradotta bene potranno confermarvi di essere sulla strada giusta.

Cabina in sala degli specchi

Oltre a queste considerazioni generali, all’inizio ero preoccupato anche per un’altra questione: dato che eravamo in un qualche modo invisibili al pubblico e ai relatori, nonostante potessero sentirci tramite i ricevitori, temevo che si sarebbero completamente dimenticati di noi cominciando a parlare alla velocità della luce. In più, alcune volte la telecamera non inquadrava bene quello che accadeva in sala e in cabina arrivavano solo le voci di chi parlava, togliendo così una parte dell’input al quale di solito l’interprete è abituato.

Teleconferenza dalla sala vicina

In ogni caso, alla fine la giornata è andata benissimo: la preparazione realizzata nell’arco di due giorni è stata più che sufficiente e lavorare con questo setting è risultato possibile grazie alla professionalità e all’impegno dei tecnici e degli organizzatori. Infine, ho avuto modo di lavorare con una collega di Milano che non conoscevo e che si è rivelata essere molto simpatica oltre che bravissima. Tutto questo mi ha portato ad uscire dalla cabina soddisfatto, con un block-notes pieno di soluzioni eleganti per la traduzione di alcune espressioni italiane “ostiche” e con una nuova preziosa esperienza in saccoccia.

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