Edimburgo e le aspettative mantenute…in parte!

4:14 sull’orologio…del mattino…ora del meridiano di Greenwich….aeroporto…visto che son qui, tanto vale scrivere due righe per ricapitolare la settimana appena passata!

Come detto nel post precedente, quest’anno ho deciso di continuare con la mia formazione e – dato che non si finisce mai di imparare – rientrare in università per qualche giorno di lezione «vecchio stile». La location però questa volta è cambiata parecchio rispetto al passato, dato che per una volta mi trovavo all’estero, nella meravigliosa Edimburgo (Scozia), presso la prestigiosa e relativamente sorprendente Heriot-Watt University. L’occasione di formazione era rappresentata dalla summer school di inglese applicato e interpretazione di conferenza organizzata per la prima volta presso un’università che, a quanto pare, è anche la più famosa di tutta la Scozia.

L’idea era quella di fare una settimana tosta di retour verso l’inglese, un’attività che sicuramente fa sempre bene dato che rimane uno degli aspetti sui quali qualsiasi interprete deve continuare a lavorare. Alla fine del corso, posso dire che le mie aspettative sono state mantenute, anche se mi rimangono un po’ di remore e dubbi per un corso che, a mio parere, avrebbe potuto dare molto di più, in particolare considerando le attrezzature messe a disposizione dall’università…

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A compensare il tutto però bisogna dar merito a una compagnia eccezionale che ha rallegrato tutte le ore di «libertà», facendomi scoprire un paio di chicche dei movimentati Festival di Edimburgo, vero cuore pulsante della città durante i mesi estivi.

Per quello che riguarda il corso e le lezioni, ecco cosa posso dire: il programma risultava essere molto strutturato, con una prima giornata di introduzione generale al mondo dell’interpretazione e di presentazione agli altri membri del corso, conoscendo così un po’ tutti, ma allo stesso tempo non insegnando nulla di nuovo…. I giorni seguenti invece si sono caratterizzati per una serie di lezioni d’interpretazione generali e più specifiche che hanno permesso un po’ a tutti di rafforzare il proprio retour verso la lingua inglese, grazie anche al controllo di alcuni insegnanti di madrelingua inglese. L’unico problema è che, a quanto pare, i professori inglesi tendono a seguire un tipico metodo anglosassone che li porta a non dire chiaramente chi commette determinati errori, ma piuttosto limitarsi a commenti generali e meno utili del classico «tu hai sbagliato questo, questo e questo» (qualcosa che magari colpisce più sul personale, ma che insegna sicuramente molto di più).

In ogni caso, oltre alle lezioni frontali, il corso ha previsto anche due mini-conferenze molto realistiche che hanno permesso a tutti di mettersi alla prova in una situazione di conferenza vera, costringendo gli interpreti a lavorare anche in relay e quindi “prendendo” la traduzione da un collega per realizzare la propria interpretazione. Oltre a queste lezioni solitamente organizzate tra le 09:00 e le 16:00, il programma ha previsto anche una visita alla Scotch Whisky Society dove per la prima volta in vita mia ho avuto modo di utilizzare la bidule, un apparecchio utilizzato per effettuare un’interpretazione simultanea quando la cabina non è disponibile.

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In generale, come detto all’inizio, l’esperienza è stata positiva ed il tempo trascorso in cabina è stato relativamente tanto… Ciononostante, il feedback non è stato soddisfacente quanto quello ricevuto in altri corsi (WISE su tutti) e quindi torno a casa con sentimenti contrastanti, dato che da un’università mi sarei aspettato qualcosa in più. Bisogna anche dire però che il trattamento ricevuto, le attrezzature messe a disposizione e la città in generale mi hanno veramente sorpreso e quindi, in fin dei conti, l’esperienza è stata sicuramente utile e costruttiva, anche grazie a una bellissima compagnia composta da diversi interpreti/traduttori professionisti o nella fase finale dei propri studi…

Insomma, la morale è che riparto dalla Scozia stanco, affaticato, ancora un po’ malaticcio, ma anche contento e carico per un’esperienza che mi ha portato lontano da casa per qualche giorno e mi ha permesso di ricaricare le batterie scaricandole…e se tutto questo non ha senso, scusatemi, ma sono passate 25 ore dall’ultima volta che ho messo la testa su un cuscino…

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