Forgive us for what we have done, ‘cuz we’re young…

Titolo particolare per un post che vuole riassumere una «due giorni» di convegno decisamente interessante e che mi ha permesso di entrare in cabina con due professioniste di altissimo livello, dandomi la possibilità di confrontarmi e di lavorare con persone che hanno un’esperienza in cabina che supera i 20 anni o più.

Il convegno in questione è stato l’ormai concluso «L’Europa che non conosci. Viaggi, racconti e immagini tra il Trentino e i Balcani», tenutosi al Castello del Buonconsiglio di Trento da giovedì a sabato scorso.

Buonconsiglio

Era un mese che mi preparavo per questo appuntamento, dopo che mi era stato comunicato che avrei avuto modo di lavorare come interprete a questo convegno assieme a una mia ex-professoressa di interpretazione di conferenza di Trento e un’altra famosa interprete del Trentino-Alto Adige.

Un mese caratterizzato da agitazione massima e da una fase di preparazione paragonabile a quella degli esami finali dello scorso anno, con giornate di esercizio piene di sessioni di traduzione a vista e di simulazioni di discorsi da e per l’inglese, cercando di ritrovare tutti i meccanismi necessari per essere veramente al massimo e dimostrare di essere in grado di «cavarmela» in cabina.

Alla fine devo dire di essere soddisfatto del lavoro svolto: tutto è andato bene e non ci sono stati momenti di crollo o di completa resa…ma vedere come lavorano delle interpreti di «Serie A» è stato veramente qualcosa di sorprendente!

L’immagine che meglio descrive le sensazioni che ho provato è quella del ragazzino delle elementari che viene portato alle scuole medie per una visita scolastica: tutto sembra nuovo, fatto meglio, più grande e soprattutto si prova una sensazione di profonda ammirazione per «i più grandi» che improvvisamente diventano gli angeli custodi dei «piccoli» in visita.

Cabina buonconsiglio

La tranquillità nell’affrontare il convegno e la naturalezza con la quale le interpreti esperte riuscivano ad affrontare frasi ostiche, mi ha veramente colpito.

Magari il risultato finale era lo stesso, ma dove loro avevano bisogno di un 60% di energia, a me ne serviva un 90%. La fluidità era diversa, il ritmo era diverso…insomma, l’esperienza si faceva sentire.

Poi c’era tutta la fase «accessoria» alla conferenza: farsi rispettare e farsi dare tutte le presentazioni per prepararsi adeguatamente o per avere un canale audio sempre perfetto in cabina, la capacità di rilassarsi durante gli slot «di riposo» per essere al 100% una volta che bisogna riprendere il microfono, l’abilità di mantenere una calma stoica anche nell’affrontare il relatore più inaccessibile…tutte cose che so fare, ma senza la naturalezza e la tranquillità che dimostravano loro.

Riassumendo: un’esperienza illuminante che mi ha fatto capire «di prima mano» quanto l’esperienza conti in questa professione per fare un vero e proprio salto di qualità e raggiungere un livello che non è ancora lontanissimo, ma richiederà ancora tempo e impegno per essere raggiunto veramente.

Quindi diamoci sotto con i corsi di quest’estate, sperando di avere altre opportunità di lavorare con persone così esperte che ti permettono di imparare moltissimo in poche ore di cabina…e nel frattempo, riprendendo le parole di una canzone ascoltata mentre andavo al convegno: «perdonateci per quello che facciamo, ma siamo giovani!».

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