Giovani giornalist@ afghan@ crescono…

Dopo aver studiato per tre anni all’ISIT di Trento, finalmente ho avuto la possibilità di entrare nella cabina d’interpretazione della sala conferenze della scuola non per dover sostenere un esame, ma piuttosto per fare quello per cui quella cabina è predisposta: permettere a un interprete di aiutare il pubblico presente in sala e che non capisce la lingua utilizzata dai relatori.

L’occasione per fare questo è stata offerta da un incontro di presentazione del progetto NAJ (New Afghan Journalists), promosso da diversi enti tra cui l’Università Cattolica di Milano e alcuni media trentini.

Questo progetto ha coinvolto principalmente quattro giovani giornalisti afghani (tre ragazze e un ragazzo) che hanno avuto modo di frequentare per alcune settimane i corsi del Master di giornalismo dell’università di Milano e un periodo di stage presso alcuni media trentini, permettendogli così di acquisire nuove capacità, rafforzare quelle già in loro possesso e osservare il mondo da una prospettiva nuova.

L’obiettivo principale di questo lodevole progetto era quello di dare ai giovani giornalisti afghani i mezzi, i contatti e le conoscenze necessarie per lavorare in maniera professionale nel proprio paese, collaborando anche con i media occidentali e lasciando così che siano le persone locali a raccontare quale è veramente la realtà del loro paese, senza che questa sia distorta dalla lente di lettura occidentale.

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Per una delle prime volte nella mia carriera, mi sono trovato di fronte a un servizio d’interpretazione destinato quindi a un numero molto limitato di persone (i quattro partecipanti), fornendo loro un servizio adatto alle loro capacità di comprensione in lingua inglese e cercando in tutti i modi di farli sentire a proprio agio e in grado di prendere parte a un evento che li vedeva come principali protagonisti.

Accompagnato in cabina da un ottimo collega ormai prossimo alla laurea presso l’ISIT, la serata è stata sicuramente un successo e i carissimi ospiti afghani se ne sono andati alla fine dell’incontro solo dopo averci ringraziato per il lavoro svolto e assicurandoci che erano riusciti a seguire molto bene tutti gli interventi, fornendoci quindi il feedback necessario per uscire soddisfatti da una cabina che, in passato, è stata soprattutto sinonimo di paura e di tensione per gli esami.

Per sapere qualcosa di più riguardo il progetto NAJ, rimando a un articolo dell’Università Cattolica di Milano: http://www.cattolicanews.it/news-dalle-sedi-l-afghanistan-coi-loro-occhi

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