Da dietro l’angolo, spunta il paguro Bernardo…

«In cabina, aspettatevi sempre di tutto. Non si sa mai cosa possono inventarsi i relatori!»

Questa era una delle frasi tipiche che ci venivano ripetute a Trieste per stimolarci ad avere una cultura generale molto ampia e in grado di abbracciare il maggior numero di argomenti possibili, in maniera tale da non rimanere spiazzati nel caso il relatore finisse con il citare cose strane o con l’utilizzare metafore completamente inattese.

La conferenza di oggi ha dimostrato nuovamente che la fantasia umana e di certi relatori è veramente infinita.

In occasione di un incontro sulla mobilità europea, sul mondo del lavoro e sulla formazione continua, uno dei relatori italiani ha deciso di paragonare i lavoratori di oggi a un animaletto moooolto particolare: il paguro Bernardo.

paguro_bernardo

L’idea era la seguente: questo simpatico animaletto è in grado di abbandonare la propria casetta (conchiglia) nel momento del bisogno per trovarne una nuova e adattarsi così a nuove condizioni, magari più complicate o difficili. L’invito ai lavoratori era quindi quello, in caso di difficoltà, di avere il coraggio di uscire dalla propria conchiglia e cercarne una nuova, più adatta al nuovo ambiente nel quale ci si trova.

La metafora sicuramente era carina e interessante, ciononostante potete immaginare la reazione nella nostra cabina (impegnata nella traduzione italiano-inglese) nel momento in cui abbiamo sentito le parole «paguro Bernardo», obiettivamente un vocabolo non quotidiano e che richiede almeno 10 secondi di tempo per essere digerito, dato che mai te lo aspetteresti durante una conferenza sul mondo del lavoro.

Dopo alcuni sguardi divertiti/spaventati tra compagni di cabina e dopo aver generalizzato per un attimo, grazie a un ottimo lavoro di squadra e al famoso «signor Google», siamo riusciti a trovare l’equivalente perfetto (hermit crab) e con un paio di parafrasi siamo riusciti a trasmettere al meglio la metafora, “venendone fuori” alla grande.

Cabina 2Gli ostacoli però non sono finiti qui: oltre a questa metafora particolare, lo stesso relatore ha deciso di metterci ancora più alla prova, citando passaggi de «La storia infinita», oltre che frasi celebri e teorie di Don Milani e di Freud…

Insomma, un intervento di quelli movimentati e divertenti che, come quasi sempre accade, ci ha insegnato molto oltre che aver confermato il fatto che «you can never completely trust the speaker».

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